Rapporti tra fisiatri, medici e fisioterapisti

Il fisiatra è un medico specializzato in Fisiatria (diploma in Medicina Fisica e Riabilitazione).

Il fisioterapista possiede una laurea specifica nel settore della riabilitazione e può completare il suo ciclo di studi con un’ulteriore laurea specialistica, master e corsi di formazione.

Fisiatri e fisioterapisti sono due professionisti sanitari con competenze diverse e mai sovrapposte.

Il fisiatra si occupa della diagnosi e della terapia farmacologica, il fisioterapista della terapia manuale e riabilitativa.

Queste due figure professionali dovrebbero integrarsi e agire in sinergia per il bene dei pazienti, ma nella pratica operativa quotidiana le cose non appaiono sempre lineari.

Il fisioterapista in Libera professione lavora sul paziente in base alla propria diagnosi funzionale, che può anche certificare per iscritto, ovviamente in riferimento alla diagnosi clinica se presente.

Infatti l’eventuale prescrizione del medico non svincola il fisioterapista dalle proprie responsabilità per cui anche in caso di danno conseguente ad errata prescrizione medica, la responsabilità è sempre imputabile al fisioterapista.

Ai fisiatri il fisioterapista, come esito della propria diagnosi differenziale, chiede dunque di produrre se necessario una diagnosi clinica di alto livello, primaria, eziologica utilizzando tutti gli strumenti a loro disposizione (radiografie, esami emato-chimici, interfacciamento con altri professionisti sanitari, ecc).

Ricordo che lo scopo della diagnosi differenziale del fisioterapista non è quello di identificare la patologia che sottende al quadro disfunzionale del paziente tra due o più malattie possibili, ma è quello di saper riconoscere i sintomi e i segni che abbisognano della consulenza di altri operatori della sanità, in genere del medico specialista (ortopedico, fisiatra, neurologo), ma anche del podologo, dell’oculista ecc.

Il fisiatra è anche un terapista in quanto può prescrivere una terapia farmacologica ed eseguire infiltrazioni, mentre in Italia al fisioterapista è precluso l’utilizzo di medicinali.

Per la verità il fisioterapista che lavora in Libera professione, anche se ne avesse la possibilità, non sente affatto la necessità di proporre ai clienti supporti farmacologici che sono di esclusiva competenza medica.

Proprio per questo molti medici, abituati ai farmaci, non capiscono bene quale sia il profilo professionale e l’attività pratica dei fisioterapisti.

Ritengo infatti che il corso di laurea in Medicina e Chirurgia non fornisca tutte le indicazioni necessarie affinché i medici possano colloquiare e integrarsi con le professioni sanitarie della riabilitazione.

In genere si pensa che il fisioterapista esegua massaggi più o meno profondi e/o movimenti non ben definiti alle articolazioni e ai muscoli, mescolandosi o sovrapponendosi ai massaggiatori sportivi, ai coach, ai chinesiologi, ai laureati in Scienze Motorie e ultimamente anche agli osteopati.

Molti medici non comprendono come si possano usare le mani nude, quasi una pranoterapia (?!), per contribuire a risolvere efficacemente senza farmaci e senza elettromedicali patologie anche gravi.

Questo ovviamente perché non sono terapisti “manuali” e dunque non possiedono le competenze specifiche per un lavoro molto faticoso che richiede passione, grande esperienza, disponibilità e concentrazione assoluta. Spesso la Posturologia, la Medicina Manuale e la Neurokinesiologia appaiono come scienze sottovalutate e poco conosciute.

Ai fisioterapisti e ai fisiatri spetta il compito di trovare un linguaggio comune, un rispetto reciproco e una proficua completa collaborazione operativa.

Come ho già più volte proposto, invito i medici interessati alla riabilitazione a frequentare, su mandato dell’ULSS e per un periodo concordato, gli studi privati dei fisioterapisti che lavorano in libera professione.

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